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Lucia Annunziata: Giornamismo e cambiamento
Elisa Volpi, La Pietra Dialogues
La Pietra Dialogues
November 25, 2013

“Il cambiamento è un modo di essere.” E’ questo il filo rosso che ha caratterizzato l’intervento tenuto ieri sera da Lucia Annunziata, attuale direttrice dell’edizione italiana dell’Huffington Post e giornalista con alle spalle 44 anni di esperienza sul campo. Di cambiamenti Annunziata ne ha conosciuti molti nel corso della sua carriera e, a suo parere, è stata proprio la sua capacità di abbracciare le numerose trasformazioni che hanno investito il mondo giornalistico (a livello tecnologico e strutturale) a permetterle di costruire il suo percorso di successo. Dalla macchina da scrivere, all’avvento delle prime dirette da territori in guerra, dall’impatto di Internet ai nuovi media globali, può sembrare che il mestiere del giornalista abbia smarrito la sua funzione, anche perché, sempre di più, la produzione dell’informazione si è resa accessibile a chiunque sia dotato della giusta tecnologia. Ma non è così per Annunziata, convinta che il giornalismo sia ancora una vera e propria professione, in cui contano le conoscenze, le abilità e l’esperienza. La peculiarità dei giornalisti, che non potrà esser portata via loro, è la loro capacità di scrivere e raccontare storie e di dare un’interpretazione approfondita a quelle che, altrimenti, sarebbero notizie slegate e prive di significato. Esempio calzante di questo è il suo drammatico racconto della prima Guerra del Golfo (1991-1992), quando la CNN trasmise live le immagini dei bombardamenti americani, facendo apparire la guerra come qualcosa di spettacolare e a tratti “gradevole”. Eppure, nonostante le immagini televisive, la realtà di quel conflitto poteva essere resa solo dai giornalisti sul campo, gli unici in grado di mostrare gli effetti di quelle bombe, capaci di liquefare i corpi delle persone.

Certo, il cambiamento non è indolore per la sfera giornalistica e lo dimostra la crisi che stanno vivendo alcuni dei maggiori giornali italiani e la televisione generalista. Eppure il giornalismo non è morto, come attesta il successo dell’Huffington Post in Italia, dovuto anche alla capacità di superare alcune delle tradizioni del modo di fare informazione come, ad esempio, l’idea che tutto quello che si scrive debba essere di colore nero. L’Huffington Post è anche molto più interattivo rispetto agli altri giornali e ha dato spazio al giornalismo partecipativo, che non può soppiantare quello professionale, ma può sicuramente svolgere una funzione di diversificazione e verifica dell’informazione. La sfida del cambiamento non coinvolge naturalmente solo il mondo giornalistico. Essa colpisce anche la sfera politica e soprattutto i politici, impegnati – secondo Annunziata – a riprodurre la propria casta, piuttosto che a ritrovare la sintonia con i cittadini e a cercare di colmare la distanza che si è creata tra questi due mondi.

Il consiglio più utile che Annunziata ha dato ai giovani che sognano di fare i giornalisti è stato quello di studiare e di specializzarsi in un’area. Non basta aver frequentato una prestigiosa scuola di giornalismo, c’è bisogno invece di persone con conoscenze specifiche che abbiano voglia di fare questo mestiere per la soddisfazione di vivere dove la vita si svolge e dove le cose accadono.

 
 
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