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Alessandro Fusacchia: La diplomazia economica dellŽItalia
Elisa Volpi, La Pietra Dialogues
La Pietra Dialogues
November 18, 2013

Questa settimana La Pietra Dialogues di New York University ha il piacere e l’onore di ospitare la prima edizione della Florence International Autumn School che il cui scopo è formare i giovani leader di domani. Le intense giornate di lavoro e formazione si concludono con un incontro con ospiti speciali.

Il primo appuntamento ha visto come protagonista Alessandro Fusacchia, consigliere particolare del Ministro degli Affari Esteri. L’incontro è iniziato con una domanda interessante, la cui risposta è stata ancora più sorprendente. “Qual è il marchio più conosciuto al mondo?” chiede Fusacchia. Dopo Coca-Cola e Visa, sul terzo gradino del podio si trova il Made in Italy. Un ottimo risultato per l’Italia e una notizia che sicuramente dona speranza ad un paese che continua ad essere invischiato in una crisi economica che fatica a concludersi (secondo gli ultimi dati statistici, l’Italia è, infatti, l’unico paese dell’area Euro, il cui PIL continua ad essere negativo). Ma c’è ancora molto da fare e Fusacchia si è concentrato proprio sulle politiche concrete che il Ministero degli Esteri sta mettendo in campo per sostenere le aziende italiane che vogliono farsi conoscere all’estero e per fare, dell’Italia, un paese maggiormente attraente per le industrie straniere. Per quanto riguarda il primo aspetto, il Ministero degli Esteri sta cercando, da un lato, di promuovere settori industriali meno conosciuti all’estero e, contemporaneamente, di generare interesse per il nostro paese, attraverso iniziative di collaborazione culturale, (sull’esempio di ciò che sta facendo il Louvre di Parigi ad Abu Dhabi), in una vera e propria sinergia tra diplomazia economica e culturale.

Per quanto riguarda, invece, la sfida di attrarre investitori stranieri le difficoltà sono superiori perché serve un cambiamento profondo nel paese. E secondo Fusacchia “si deve essere ambiziosi” e cercare di non limitare le innovazioni ad aspetti secondari e, per questo, più facili da rinnovare. Il Ministero degli Esteri ha individuato 50 misure specifiche da adottare e che sono state poi sottoposte al giudizio cittadini stessi, attraverso un processo di consultazione pubblica su Internet. I capitoli principali di questo programma sono rendere l’Italia “un paese un po’ più normale”, quindi in grado di rendere gli investimenti “non impossibili”, senza perdere le caratteristiche che lo rendono “speciale”. L’Italia deve inoltre imparare ad attrarre un’immigrazione qualificata e a tale proposito Fusacchia ha citato il dato preoccupante del numero di richieste per le Blue Card (una procedura particolare, promossa dall’Unione Europea, per il facilitare il rilascio di visti per cittadini non europei altamente qualificati che vogliono lavorare nei paesi membri) che l’Italia ha ricevuto: dal 2009 sono state appena 64, contro le 10.000 della Germania. Quello che, perciò, deve riuscire a fare l’Italia è una campagna di miglioramento del proprio marchio e della propria identità, sfruttando – ad esempio – l’EXPO che nel 2015 si terrà a Milano (che, secondo Fusacchia, deve raccogliere gli sforzi di tutte le aziende italiane, come avvenne quando gli Stati Uniti andarono sulla Luna) e il semestre di presidenza dell’Unione Europea (luglio 2014).

 
 
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